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giovedì 30 luglio 2015

STRANIERO


I miei versi hanno rovistato in solai impolverati alla frenetica ricerca di qualcuno o qualcosa difficile da definire o che sfugge. Vivo i tempi morti come posso. La mia dimora è la panchina, metafora di una solitudine cercata, amata e saggia.
è avvolto di buio e nel bosco abita il vasto silenzio. All'aurora tutto questo paesaggio solitario svanirà. Il primo pastore attraversa bui sentieri. Un animale esce dalle arcate degli alberi. Bello fluisce il verde fiume, nubi sempre più scure s'intravedono nella notte, la luna gioca con loro.
Io sono ciò che ho: nulla. Essere amorfo sdraiato in un lago di pietra. Pazzo ma felice di distinguere ancora i colori.
Vivo in un mondo tutto mio fantastico. Non ricordo perchè scrivo o forse non l'ho mai saputo. E' la mano anchilosata che prende a fatica la penna.
Invoco spesso una disperata preghiera" Esci da me angelo nero, lasciami in pace! Non farmi più ingurgitare miele amaro, dimentica il mio nome!"

Ho lasciato lungo la via, rimpianti, veleni, dicerie, cattiverie e ipocrisie. Cervelli trasformati in pappe per gatti. Tetti di foglie per dimora, sempre inseguendo la buia figura del freddo. Ma ogni giorno che passa la mia felicità aumenta: godo invece di deprimermi. Sono come a mezza via tra l'abisso e il mare. Il fiume è il mio porto sicuro.
Passerà non molto tempo e forse riuscirò a respirare a pieni polmoni, quando gli effetti di quella malefica zavorra saranno annullati.

Occorre soffrire molto per godere un po', ingoiare rospi velenosi per riacquistare l'appetito. Lavande gastriche spirituali per poter di nuovo digerire. Sputare sangue avvelenato per immettere puro ossigeno. Ho rischiato cancrene all'anima ma ho evitato amputazioni e ho nuovi anticorpi.
Ma mi sento straniero.




RUGHE

Forti
della loro età
resistono
alle intemperie.
Sono medaglie al valore
scavate a fondo nella pelle.
Danno una effimera immagine
di uomo forte
Nei loro solchi
scorrono le immagini
di un bellissimo film.